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Pari Opportunità

VERSO UNA SOCIETÀ GIUSTA – 2007 ANNO EUROPEO DELLE PARI OPPORTUNITÀ PER TUTTI



PREMESSA


Non ci sarà sviluppo se non sarà di tutti e per tutti.
In questo contesto ha valore l’uguaglianza dei diritti e delle opportunità.
Tutti dovrebbero avere le stesse opportunità. Pari Opportunità significa aver risolti i bisogni primari, aver garantiti i diritti a una vita degna, avere accesso allo studio a tutti i livelli, avere la possibilità totale di espressione delle proprie idee e credenze, poter contribuire alla società secondo le capacità, avere libero accesso a qualsiasi tipo di lavoro.
Quando si parla di Pari Opportunità il campo è vasto e l’elaborazione degli interventi è necessariamente trasversale con altre competenze.
Il riconoscimento, la valorizzazione e l’integrazione delle differenze non è valido solo dal punto di vista morale, ma costituisce anche una fonte inesauribile di ricchezza.
Fintantoché non ci sarà parità di partecipazione, non si riusciranno a elaborare soddisfacenti soluzioni nei campi specifici, anche se di prioritaria importanza, quali la salute, l’educazione, il lavoro. Le iniziative e le proposte rimarranno relegate alla semplice rivendicazione, mentre quello che il processo richiede è l’azione decisa di donne e uomini nella direzione di porre l’essere umano come valore centrale.


IL QUADRO GIURIDICO EUROPEO


Nel maggio del 2004 la Commissione Europea ha adottato un “libro verde” dal titolo: Uguaglianza e non discriminazione nell’Unione Europea allargata ”, redatto dalla Commissione Occupazione e Affari Sociali, che proponeva all’attenzione della Comunità europea il tema preoccupante delle discriminazioni di vario genere che sono ancora presenti nei vari Paesi d’Europa che sino allora era stato forse sottovalutato e non pienamente considerato, soprattutto nella sua globalità e gravità.
Nel giugno del 2005, una Comunicazione della Commissione Europea al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni ha proposto una strategia quadro per la non discriminazione e le pari opportunità per tutti.
Con decisione n. 771 del 2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 17 maggio 2006 è stato istituito l’”anno europeo delle pari opportunità per tutti”.
In particolare sono state individuate e proposte le seguenti discriminazioni, sulle quali focalizzare l’attenzione e porre in essere azioni di sensibilizzazione nel corso del 2007 da parte degli Stati membri, dei Paesi di prossima adesione, dei Paesi candidati in regime di preadesione e dei Paesi che rientrano nella politica europea di vicinato: sesso, razza, etnie, religione o convinzioni personali, handicap, età, tendenze sessuali.
Sono stati individuati quattro macro-categorie di obiettivi:
1. diritti: dovrà essere attivata una minuziosa ricognizione delle norme dei vari Ordinamenti nelle quali la discriminazione è ancora presente e procedere a modificare le medesime norme, per favorire invece la non discriminazione e le pari opportunità per tutti, in ogni settore del vivere civile;
2. riconoscimento: saranno molto importanti le azioni tese a diffondere la conoscenza delle diversità, per farne capire il valore intrinseco, le opportunità che può rappresentare, e celebrare e valorizzare la stessa quale patrimonio comune europeo;
3. rappresentanza: dovrà essere favorita la partecipazione dei gruppi vittime di discriminazione e garantita la possibilità per tutti di esprimersi, stimolando e promuovendo l’integrazione e la presenza di esponenti di ogni diversità negli organi ed organismi di rappresentanza;
4. rispetto: sarà fondamentale riuscire a diffondere la cultura del rispetto, della parità di diritti e di doveri per tutti ed insegnare il valore della civile e paritaria convivenza, promuovendo una società più solidale.
A livello di interventi sono stati indicate, a titolo esemplificativo, le misure di incontri e manifestazioni, campagne promozionali, informative ed educative, indagini e studi a livello comunitario o nazionale.
Ogni Stato membro ha istituito un gruppo nazionale di organizzazione e coordinamento sul tema, che ha definito la strategia nazionale di intervento sul tema.


LA RACCCOMANDAZIONE N. 5 DEL 2006 DEL COMITATO DEI MINISTRI DEL CONSIGLIO D’EUROPA SULLA DISABILITÀ


Nel 1992 il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato la
Raccomandazione n. R (92) 6 relativa a una politica coerente per le persone handicappate. Questa raccomandazione influenza e funge da faro da più di dieci anni per le politiche del settore; origina nuovi programmi di integrazione a livello nazionale ed internazionale.
Ma nuove strategie sono indispensabili, per il mutare dei tempi e della società.
Nel maggio 2003, nel corso della XII conferenza europea dei Ministri responsabili delle politiche d’integrazione delle persone handicappate, i Ministri adottarono la Dichiarazione Ministeriale di Malaga, intitolata “Avanzare verso la piena partecipazione in quanto cittadini”.
Con Raccomandazione R (06) 5 dell’aprile 2005, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha adottato un piano d’azione per la promozione dei diritti e la piena partecipazione delle persone disabili alla vita sociale: migliorare la qualità di vita delle persone disabili nel decennio 2006-2015.
Il Piano d’azione si propone di inserire, per il prossimo decennio, tra gli scopi del Consiglio d’Europa in materia dei diritti dell’uomo, di non discriminazione, di pari opportunità di cittadinanza e di partecipazione integrale dei disabili nel quadro europeo relativo all’handicap.
Questo piano mira a stabilire un quadro generale flessibile ed adattabile in funzione delle condizione proposte a ciascun Paese. Deve fungere da cartina di tornasole ai governanti per permettere loro di concepire, aggiustare, correggere e mettere in opera dei piani appropriati e delle strategie innovatrici.
Il Consiglio d’Europa si impegnerà ad attuare il Piano d’azione per le persone disabili fornendo a tutti gli Stati membri un’assistenza effettiva sotto forma di raccomandazioni, di consigli e di conoscenza.
Tra i principi fondamentali individua: la lotta contro la discriminazione, al fine di accrescere l’autonomia, la libertà di scelta e di qualità della vita delle persone disabili e di produrre una presa di coscienza della disabilità come facente parte della diversità umana; il dovere della società verso tutti i suoi membri di far sì che gli effetti della disabilità siano ridotti al minimo, agendo sui modelli di vita, di ambienti più sicuri, di percorsi sanitari appropriati, di riabilitazione e di solidarietà sociale.
Come obiettivi strategici si propone: individuare strategie praticabili al fine di pervenire alla piena partecipazione delle persone disabili e all’integrazione delle questioni relative alla disabilità in tutti i settori d’azione degli Stati membri; adattamento del piano alla situazione di ciascun Paese e al processo di transizione nel quale sono coinvolti diversi Stati membri; misure trasversali per particolari gruppi di disabili che riscontrano problemi specifici; incoraggiare Stati membri a rispondere ai bisogni delle persone disabili fornendo servizi innovativi di qualità e consolidando le disposizioni e strutture già operanti; costituire una sorta di principio di ispirazione per le imprese private, le organizzazioni non governative e le altre organizzazioni internazionali.
La Raccomandazione indica:
- di tenere conto, per quanto abbisogna, nelle politiche, legislazione e pratica, dei principi enunciati e di metter in opera le azioni previste nel Piano d’azione del Consiglio d’Europa in materia per il decennio 2006-2015
- di promuovere la messa in opera e l’applicazione del Piano d’azione per le persone disabili nei settori nei quali non è prevista una responsabilità diretta dei poteri pubblici, ma nei quali questi esercitano comunque una certa influenza o possono giocare determinati ruoli
- di sovrintendere, a questo fine, che le presente raccomandazione sia diffusa il più possibile tra tutte le parti interessate, attraverso campagne di sensibilizzazione e una cooperazione con i settore privati della società civile, coinvolgendo le organizzazioni non governative rappresentative delle persone disabili.
Il Piano prevede quindici diverse linee di azione (partecipazione alla vita politica e pubblica; partecipazione alla vita culturale; informazione e comunicazione; educazione; impiego orientamento e formazione professionale; Ambiente; Trasporti; Vita in società; Percorsi di Sanità; Riabilitazione; Protezione Sociale; Protezione giuridica; Protezione contro la violenza e gli abusi; Ricerca e sviluppo; Sensibilizzazione.), aspetti trasversali (donne disabili, disabili con necessità di elevata assistenza, bambini e giovani disabili, l’invecchiamento dei disabili, disabili di gruppi di minoranze o immigrati), messe in opera e controlli.


LA SITUAZIONE A SAN MARINO


Nella Repubblica di San Marino la Dichiarazione dei diritti dei cittadini e dei principi fondamentali dell’Ordinamento stabilisce, all’articolo 4 che:
“Tutti sono uguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di condizioni personali, economiche, sociali, politiche e religiose.”
Alcune normative di settore sono intervenute in merito a specifiche discriminazioni (ad esempio la Legge 25 maggio 1981 n. 40, “Parità tra uomo e donna in materia di lavoro”, la
Legge 21 novembre 1990 n. 141, “Legge Quadro per la Tutela dei diritti dell’integrazione sociale dei portatori di deficit” …) ovvero si è aderito a Convenzioni internazionali in materia di discriminazione nei confronti della donna (Decreto 154 del 2003, Convenzione ONU), in materia di impiego e professione (Decreto 133 del 1986 Convenzione OIL), di riadattamento professionale e all'impiego di persone handicappate (Decreto 56 del 1985, Convenzione OIL).
Con legge 25 febbraio 2004 n. 26 è stata istituita la Commissione per le Pari Opportunità , allo scopo di promuovere e garantire la parità giuridica tra tutti i cittadini.
Il “PROGRAMMA DI GOVERNO PER LA XXVI LEGISLATURA”, nel Capo dedicato alle Politiche Sociali, sviluppa in particolare il tema delle Pari Opportunità e della Disabilità:

«A tutti i cittadini devono essere riconosciute le pari opportunità, anche attraverso appropriati interventi nell’organizzazione del lavoro e della vita sociale.
Si deve quindi:
a) procedere ad un censimento della popolazione disabile;
b) promuovere adeguate campagne informative e di sensibilizzazione;
c) adottare una legge quadro sull’handicap con il coinvolgimento del mondo del volontariato e dell’associazionismo;
d) eliminare le barriere architettoniche;
e) favorire l’inserimento lavorativo, l’indipendenza e l’autonomia di vita dei disabili;
f) migliorare l’attività di sostegno nelle scuole attraverso un apposito provvedimento di legge;
g) sostenere le famiglie dei disabili gravi con la possibilità di prepensionamento e di aspettativa;
h) porre a carico dell’ISS i costi per gli ausili indispensabili; provvedere alla tutela giudiziaria.
È doveroso organizzare le opportune iniziative per celebrare l’Anno Europeo delle Pari Opportunità per tutti, proclamato per il 2007.»

Nel rispetto del Programma di Governo, si colloca il progetto «Alcune considerazioni in merito al tema - Provvedimenti a favore dei cittadini disabili».
Quando si affrontano i temi della disabilità o meglio della diversa abilità, non si può sfuggire, in maniera molto più impellente rispetto ad altri ambiti, a quello che è un dilemma irresolubile: la persona ed il bisogno che essa esprime rappresentano un dato unitario e continuo, mentre ciò che la società produce, in termini di leggi, regolamenti, provvidenze costituisce una realtà parcellizzata, in quanto inevitabilmente affronta il bisogno in termini di fattori e di segmenti (es. il lavoro, la scolarità, la riabilitazione, il tempo libero, il trasporto, ecc.).
Neppure le raccolte di leggi e i provvedimenti più razionali, i testi unici più completi (anche se sono molto utili) rappresentano la soluzione del problema, poiché il bisogno dell'uomo nella sua unitarietà e unicità e le modalità sociali per rispondervi sono incommensurabili.


HANDICAP E DISABILITÀ – IL PIANO SANITARIO E SOCIO SANITARIO NAZIONALE


Sulla stessa linea il
Piano Sanitario e Socio Sanitario Nazionale , fornisce indicazioni e percorsi di intervento molto precisi dei quali occorre tenere preliminarmente conto:
«Nel 1980 l'Organizzazione Mondiale della Sanità nel definire le condizioni di Danno/Menomazione, Disabilità e Handicap, distinse 3 livelli:
• Menomazione, ossia perdita o anomalia permanente a carico di una struttura anatomica o di una funzione psicologica, fisiologica o anatomica (esteriorizzazione);
• Disabilità, intendendo qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della capacità di compiere un'attività di base (quale camminare, mangiare, lavorare) nel modo o nell'ampiezza considerati normali per un essere umano (oggettivazione);
• Handicap come condizione di svantaggio, conseguente ad una menomazione o ad una disabilità, che in un certo soggetto limita o impedisce l'adempimento di un ruolo sociale considerato normale in relazione all'età, al sesso, al contesto socio-culturale della persona (socializzazione);
Nel 1999 sempre l'OMS ha ridefinito due dei tre concetti portanti nel seguente modo:
• esteriorizzazione: menomazione
• l'oggettivazione: non più disabilità, ma attività personali, ossia le limitazioni di natura, durata e qualità che una persona subisce nelle proprie attività, a qualsiasi livello di complessità, a causa di una menomazione strutturale o funzionale. Sulla base di questa definizione ogni persona è diversamente abile.
• le conseguenze sociali: non più handicap o svantaggio, ma diversa partecipazione sociale, ossia le restrizioni di natura, durata e qualità che una persona subisce in tutte le aree o gli aspetti della propria vita (sfere) a causa dell’interazione fra le menomazioni, le attività ed i fattori contestuali.
In questo differente modo di vedere la disabilità e l’handicap, dopo una disamina del problema dal punto di vista quantitativo (pensioni di invalidità, assegni di accompagnamento) e qualitativo (il tipo di offerta per le differenti abilità) anche a San Marino, si dovranno ricalibrare e riconsiderare le soluzioni a queste problematiche, ponendo l’attenzione sui seguenti punti:
• abbattimento barriere architettoniche
• facilità alla mobilità
• gestione del diritto allo studio
• sostegno all’inserimento lavorativo
• accesso a strutture riabilitative
Si dovranno prendere quindi in considerazione le seguenti azioni:
1. integrare, potenziare e/o attivare i servizi per le persone diversamente abili;
2. favorire una ricerca costante di condizioni materiali, sociali e culturali in una dinamica complessa per permettere di integrarsi nel tessuto sociale;
3. ridurre il disagio connesso alla disabilità per migliorare la qualità della quotidianità;
4. facilitare spostamenti per attività lavorative, formative e turistiche per soggetti con diminuita autonomia fisica;
5. promuovere occasioni di incontro fra disabili e non;
6. orientare ed assistere il processo di ricerca/mantenimento di occasioni di reddito compatibili;
7. sollevare le famiglie dai carichi materiali e psicologici connessi alla cura del disabile grave;
8. creare ambienti lavorativi funzionali alla sperimentazione di mestieri e attività, che producano identità sociali riconosciute;
9. introdurre elementi complementari finalizzati ad una migliore qualità della vita;
10. contrastare fenomeni di isolamento ed emarginazione sociale di individui e gruppi familiari.»


IL SISTEMA DI WELFARE


Pertanto, affrontare la questione in modo realistico ed efficace, significa osservare se in un determinato contesto sociale vi è un sistema di welfare o no, e se questo sistema di welfare rappresenta una modalità accettabile (ancorché sempre migliorabile) per affrontare i bisogni delle persone diversamente abili.
Analizzare altrimenti il problema evidenziando gli aspetti di una singola legge, oppure paragonando provvedimenti apparentemente simili in contesti diversi, oltreché di difficile, se non di impossibile confronto, rischia di acuire quel fattore di parcellizzazione dell'intervento di cui si parlava poc’anzi.
Si ritiene dunque utile analizzare il contesto dei provvedimenti sammarinesi alla luce di un'analisi di sistema cercando di rispondere a tre domande:

1. Esiste un sistema di welfare?
2. Se sì, obbedisce a un criterio di fondo, ad un "fil rouge" che informi tutto l'impianto normativo?
3. Se sì, il sistema è efficace per rispondere ai bisogni della persona secondo il criterio dato?

Per validare il punto 1 occorre analizzare il livello normativo esistente, realizzare una seria disamina osservando come i seguenti provvedimenti si interconnettono:

- La diagnosi precoce
- Il sistema di soccorso
- Il sistema sanitario di cure primarie, di ricovero per acuti e cronici
- La riabilitazione
- La scolarizzazione
- Le iniziative per i gravi
- La formazione
- Il lavoro
- I servizi (assistenziali e non)
- Strutture residenziali e diurne
- La mobilità e le barriere
- il tempo libero
- I provvedimenti economici di varia natura
- I provvedimenti facilitanti
- Le iniziative facilitanti
- Le iniziative educative
- La sensibilizzazione
- La ricerca

Insomma tutto quel livello di provvedimenti che si inserisce nel concetto di Pari Opportunità.
Su ciascun specifico aspetto è d’obbligo il riferimento puntuale nel
Piano Sanitario e Socio Sanitario Nazionale sammarinese .
La disamina dei provvedimenti che si sono stratificati nel tempo nella legislazione sammarinese e le iniziative concrete che sottendono a quella, ci portano ad affermare che esiste un sistema di welfare.
Questo sistema richiede, tuttavia, una manutenzione più costante e consapevole, anche perché possiamo definire un sistema come una pluralità di elementi coordinati tra loro in modo da formare un complesso organico soggetto a date regole. Infatti in un sistema ogni elemento possiede significato in relazione agli altri che lo compongono.
Riteniamo quindi sia impellente valutare se i diversi elementi del sistema di welfare nella Repubblica siano coordinati. Dobbiamo ora sottolineare come i provvedimenti principali e qualificanti rispetto all'elenco di cui sopra siano presenti.

Per quanto concerne la risposta alla domanda n. 2 e cioè se il sistema di welfare "obbedisca a un criterio di fondo, ad un "fil rouge" che informi tutto l'impianto normativo", vale la pena considerare alcuni indicatori di fondo, in particolare ci soffermeremo sul significato e sulle modalità con cui viene erogato l'assegno di accompagnamento in base alla Legge 29 giugno 2005 n. 97 .
Il criterio di erogazione non è determinato da una logica compensatoria, riparatrice, in ultima analisi assistenzialistica verso la persona disabile qualunque sia il suo reddito, come a voler (da parte delle istituzioni) introdurre elementi acritici di erogazione magari per evitare di introdurre elementi di equità, di solidarietà, di valutazione di status nel dibattito.
Il criterio appare invece legato alla capacità economica dovuta sia alle provvidenze delle istituzioni, sia allo status sociale della persona, sia al lavoro (e quindi al reddito) prodotto dal soggetto. Si tratta del riconoscimento del diritto all'autonomia, dell'iniziativa, della capacità e della possibilità di crescita nella consapevolezza, nelle abilità e nelle relazioni della persona diversamente abile.
Allora potremmo definire il "fil rouge", il criterio guida del sistema di welfare: il dirit-to all'autonomia, all'iniziativa, alle relazioni della persona diversamente abile e il rifiuto della logica di compensazione, del risarcimento, dell'assistenzialismo e del pietismo.
L'autonomia di cui si parla non può, invece, essere negata a nessuno, neppure al bambino gravemente colpito da malattia neuromotoria o da trauma. I centri sammarinesi frequentati da questi ragazzi offrono un mirabile esempio di lavoro in questo campo: quello che a noi sembra un piccolo gesto quotidiano acquisito, oppure il volgere gli occhi verso uno stimolo, i segnali di relazione, il rapporto con le famiglie, costituiscono grandi risultati nel percorso dell'autonomia, magari non rappresentata nel significato cui siamo abituati a darle, ma estremamente importante nel percorso di autoconsapevolezza del ragazzo e della sua famiglia.
Questo esempio mostra come ogni atto, compreso quello legislativo deve essere coordinato ed essere guidato dallo stesso criterio e dallo stesso obiettivo: l'autonomia e l'autoconsapevolezza della persona.

Se il criterio individuato è quello di cui sopra poniamoci allora la terza domanda: "il sistema è efficace per rispondere ai bisogni della persona secondo il criterio dato?"

Per poter rispondere occorre attuare con urgenza almeno quattro passaggi:
1. promuovere l'associazionismo e l'attività di gruppi di utenti;
2. dare voce alle rappresentanze costituendo una consulta permanente;
3. coordinare i provvedimenti in un testo unico che dinamicamente venga aggiornato;
4. lavorare costantemente per operare "manutenzione legislativa" con particolare riferimento a tutti quei provvedimenti che facilitino e sostengano l'autonomia.
In tal modo anche le nuove esigenze potranno trovare spazio coordinato nell'ambito del corpus di provvedimenti che si andrà a realizzare, evitando nel contempo ridondanze sempre possibili in una stratificazione legislativa. Si tratta dunque di mantenere i provvedimenti su quel criterio individuato e rendere gli utenti protagonisti del percorso di valutazione dei risultati.


UN MOMENTO DI SVOLTA. PROMUOVIAMO L’AUTONOMIA E LA VITA INDIPENDENTE



E’ giunto il momento di dare una svolta alle politiche in materia di pari opportunità ed in particolare di disabilità. Occorre liberarsi una volta per tutte da quell’ottica prevalentemente assistenzialistica che molto spesso in passato ha caratterizzato le politiche di settore e mettere al centro dell’attenzione il disabile, per porlo veramente in condizione di esprimere tutto il proprio potenziale. E’ una lotta di civiltà e di rispetto che deve riguardare la sostanza delle cose, ma anche la forma con cui si attua, in maniera tale che si possa assistere ad una reale presa in carico del problema da parte dello Stato. Occorre profondere ogni sforzo affinché il disabile sia incentivato a partecipare alla vita sociale. Occorre creare tutta una serie di condizioni affinché sia stimolato a partecipare, a contribuire, ad integrarsi. In questo senso, una particolare attenzione e rilevanza dovrà essere dedicata all’inserimento lavorativo, ma anche al mantenimento dell’attività professionale per chi ha già l’occupazione quando l’handicap interviene. Anche in questo settore si dovranno integrare quei tipi di intervento (p.es: assegno di accompagnamento), che sono magari ad un primo esame appropriati e doverosi ma che a ben guardare in determinati casi possono indurre effetti di eccessivo rilassamento e torpore in soggetti disabili che magari, diversamente stimolati, potrebbero ancora fornire contributi importanti per se stessi e per gli altri. In questa ottica si dovranno studiare ed approntare nuove misure di incentivazione al disabile che lavora, approfondendo ogni aspetto che possa agevolarne il pieno svolgimento dell’attività lavorativa. Dovranno quindi essere esplorate tutte le possibili misure volte ad incidere sulla remunerazione, sui permessi speciali, sulla più ampia flessibilità, sulla gratuità dei mezzi di trasporto, sulle nuove tecnologie, e scoraggiare invece gli interventi che possano favorire l’emarginazione o l’allontanamento del soggetto disabile dalla vita lavorativa.


VERSO UNA SOCIETÀ GIUSTA: SAN MARINO PER TUTTI – LINEE DI INTERVENTO POSSIBILI


Data la vastità e la portata degli argomenti e delle problematiche in considerazione, sarà necessario un intervento estremamente trasversale da parte dello Stato. Anzitutto le Pari Opportunità, l’Istruzione e la Cultura, le Politiche Giovanili, ma anche le Finanze per gli aspetti di finanziamento degli interventi e delle iniziative, gli Affari Esteri per le implicazioni di carattere internazionale ed Europeo della materia, il Territorio per quanto attiene le barriere architettoniche e gli interventi strutturali, l’Informazione per quanto attiene gli aspetti di sensibilizzazione e comunicazione, lo Sport, il Lavoro e l’Industria con riferimento alle problematiche della integrazione e degli incentivi.
Per l’attuazione di un programma così complesso e multidisciplinare, occorre indivi-duare dei panel (tavoli tecnici) tematici, già esistenti oppure da costituire, che possano studiare le specifiche problematiche, singolarmente oppure aggregate e proporre gli opportuni interventi strutturati.
A fronte di ciò si dovrà comunque considerare la Segreteria di Stato con delega alle Pari Opportunità il fulcro di questa imponente attività di cognizione e di progettualità che sappia fungere da punto di coordinamento, di riferimento ed interfaccia tra il Governo e gli altri gruppi di lavoro.
Alcune Commissioni stanno già operando su specifici temi e potranno quindi facilmente riferire sul percorso svolto per gli aspetti di pertinenza, oppure agevolmente coordinarsi per raggiungere meglio l’obiettivo comune individuato.
La prima Commissione interessata dovrà essere senz’altro quella per le Pari Opportunità, precedentemente nominata, che indubbiamente è impegnata su versanti comuni e persegue scopi condivisi.
Il Comitato Nazionale della Campagna “<
strong>tutti diversi/tutti uguali”, istituito con delibera del Congresso di Stato n. 44 del 30 ottobre 2006 composta da rappresentanti delle Segreterie di Stato per le Politiche Giovanili, per l’Istruzione, per gli Affari Esteri, per le Pari Opportunità, dell’Assemblea Politica Giovanile, delle Organizzazioni Giovanili e del rappresentante Sammarinese nel Comitato Direttivo della Gioventù del Consiglio d’Europa, è già attivo su alcuni temi connessi ed ha maturato alcune iniziative afferenti al settore per cui dovrà senza meno essere coinvolto.
Il “Gruppo di lavoro per la normativa sull’inserimento ed integrazione sociale, il diritto all’educazione e all’istruzione dei portatori di deficit”, attivato con delibera del Congresso di Stato n. 12 del 6 novembre 2006, composto da rappresentanti delle Segreterie di Stato per la Sanità e Sicurezza Sociale e per la Cultura, da professionisti sanitari e da Dirigenti scolastici di ogni ordine e grado, sta già proficuamente lavorando per l’attuazione della legge 21 novembre 1990 n. 141, “Legge Quadro per la Tutela dei diritti dell’integrazione sociale dei portatori di deficit” , ed in particolare dell’art. 6: “Indirizzi per la normativa sull’inserimento ed integrazione sociale, il diritto all’educazione e all’istruzione”.
Altri tavoli di lavoro, come ad esempio quello incaricato di redigere il progetto di legge quadro sull’handicap andranno prontamente attivati e dovranno trovare il più ampio coinvolgimento dei professionisti di settore, del volontariato, dei disabili stessi, per ricercare la più ampia condivisione delle forze politiche sul tema.
Per quanto attiene l’attività di informazione e sensibilizzazione si può fin da ora impostare e produrre un portale Web che raccolga tutti i provvedimenti categorizzati per argomenti, dotato di un motore di ricerca e costantemente aggiornato.
Una recente iniziativa in fase di elaborazione in collaborazione con la Segreteria di Stato al Territorio, prevede di dar vita al progetto "San Marino per tutti". Tale progetto intende studiare e proporre un sistema di autonomia sui percorsi predeterminati della Repubblica con l'abbattimento delle barriere architettoniche:
a. Mezzi di trasporto modificati;
b. Linee appositamente studiate;
c. Percorsi nel centro storico adeguatamente attrezzati, con anche l’impiego di mezzi automatici di ausilio;
d. Pubblicazione dei percorsi e "istruzioni per l'uso";
e. Comunicazione a tutti i cittadini dell'iniziativa il cui sforzo nasce dalla solidarietà consapevole di tutti;
f. Comunicazione all'estero come segno di civiltà e di diritto.
Sottolineiamo, sempre in linea con il Piano Sanitario e Socio Sanitario Nazionale, la necessità di impostare una politica per la diagnosi precoce, con riferimento particolare alle patologie acquisite infantili; per la sicurezza della strada; per la lotta contro le patologie invalidanti; per il coinvolgimento a tutti i livelli del volontariato e delle categorie di cittadini.
Infine, va affermata una priorità, che si colloca nel senso che la comunità sammarinese riconosce alla propria identità, caratterizzata dalla solidarietà e dalla coesione sociale: da subito è necessario realizzare un percorso di viabilità che, da un lato, consenta a chi vive e opera nel Centro Disabili Il Colore del Grano di realmente comunicare e integrarsi con i luoghi e i contesti del territorio, dall’altro lato offra a tutti i cittadini l’opportunità di guadagnare "il colore del grano".


CONCLUSIONI


Il percorso attuativo del presente documento dovrà dunque essere il seguente:
1. creazione di un tavolo tecnico permanente incaricato di sovrintendere e coordinare i tanti progetti, altri tavoli tecnici, panel, iniziative permanenti ed interventi in materia; a tale tavolo non potranno mancare i rappresentanti della Segreteria di Stato per la Pari Opportunità, l’Authority sanitaria, i professionisti dell’ISS che potranno anche alternarsi in considerazione delle materie che si andranno a trattare con la possibilità di coinvolgere ogni altro soggetto pubblico o privato interessato e competente.
2. il panel principale dovrà procedere ad una definizione delle attività, progetti ed iniziative che dovranno essere messe in campo per l’attuazione del presente Documento.
3. si dovrà poi procedere ad una verifica della sostenibilità e fattibilità dei vari segmenti, dalla quale si potrà redigere anche uno studio di priorità.
4. In stretta collaborazione con gli altri panel individuati, si dovrà redigere una agenda di lavoro, ovvero un piano d’azione globale afferente le pari opportunità per tutti, che potrà ben prevedere interventi coordinati, paralleli e contemporanei.
5. Dovranno essere seguiti passo passo i progetti e le iniziative avviate nel loro percorso attuativo, in un tragitto condiviso e coordinato, tra panel principale e panel collegati.
6. dovranno essere analizzate e valutate le risultanze.

In chiusura, un aspetto importante merita di essere sottolineato. La natura estremamente “aperta” di questo Documento. L’apertura deve tendere sia ad aspetti importanti relativi al tema delle pari opportunità che magari possono essere stati trascurati o non considerati nella misura dovuta in questo testo. Deve tendere verso le nuove diversità che l’evoluzione rapida e costante della società fa emergere in maniera a volte subdola e preoccupante. Deve tendere uno sguardo attento ed interessato verso ogni nuovo progetto pilota che paesi, enti, organizzazioni, istituzioni vicine o lontane possano con successo attuare, al fine di poter importare quelle soluzioni che possano con successo essere adattate alla nostra realtà e ai nostri problemi. Deve tendere un ponte ideale verso le nuove generazioni ed il futuro, affinché la cultura della differenza sia sempre più avvertita come un valore da preservare e da promuovere.

Documenti allegati:

ApriDocumento completo Scarica il progetto “Verso una società giusta" 
ApriDelibera del Congresso di Stato n. 12 del 6 novembre 2006 
ApriDelibera n. 44 del 30 ottobre 2006 
ApriDECISIONE n. 771/2006/CE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO 
ApriSeconda Conferenza europea dei Ministri responsabili delle politiche per l'integrazione delle person 
ApriCONSIGLIO D’EUROPA COMITATO DEI MINISTRI Raccomandazione Rec(2006)5 
ApriRisoluzione del Consiglio d'Europa del 17 giugno 1999 relativa alle pari opportunità di lavoro 




 


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