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Dengue, malaria: le malattie che verranno

La salute degli esseri umani è sempre stata condizionata dal clima. Non solo perché quando fa freddo prendiamo l'influenza e quando fa caldo rischiamo il colpo di calore. Ma anche perché la distribuzione di alcune patologie infettive è determinata dalle condizioni climatiche. Tant'è che alcune malattie sono tipiche di alcune zone del pianeta e non di altre. Ora che il clima sta cambiando, però, si pone in modo pressante una questione: come influirà sulla nostra salute questo cambiamento?

L'Organizzazione mondiale della sanità ha calcolato che dalla metà degli anni Settanta ad oggi, i cambiamenti climatici abbiano prodotto 150.000 morti all'anno. Ora, il rapporto appena preparato dall'Intergovernamental Panel on Climate Change delle Nazioni Unite cerca di rispondere con più precisione a questa domanda. Con il contributo di 2500 esperti, l'agenzia cerca di delineare le conseguenze di quello che ormai è certo accadrà, anzi che sta già accadendo: un rialzo delle temperature del pianeta. Per avere il testo definitivo dovremo aspettare ancora qualche giorno, ma già dalla sintesi stilata a vantaggio di chi deve prendere decisioni politiche, presentata a Bruxelles il 6 aprile scorso, si possono trarre informazioni interessanti.

Il rapporto ci dice, ad esempio, che i cambiamenti climatici influiranno sulla nostra salute attraverso:

1)un aumento della malnutrizione (dovuta al restringersi delle aree coltivabili per la siccità) e un conseguente disturbo della crescita dei bambini;

2)un aumento di malattie e morti dovute a inondazioni, tsunami, incendi, siccità e tempeste;

3)un aumento delle diarree causate a un insufficiente accesso all'acqua pulita;

4)un aumento delle malattie cardiorespiratorie dovuto all'alta concentrazione di ozono a terra;

5)il cambiamento nella distribuzione di specie animali che portano con sé alcune malattie infettive.

Soffermiamoci su quest'ultimo punto, forse meno comprensibile degli altri. Quello che gli scienziati paventano è che alcune malattie infettive cambino il luogo in cui normalmente colpiscono, emergendo o riemergendo in paesi dove non c'erano o erano scomparse. Su questa ipotesi gli scienziati stanno lavorando da alcuni anni, in particolare studiando quello che accade quando si presenta il fenomeno chiamato El Niño. El Niño consiste in un processo di inversione delle correnti equatoriali delle acque di superficie più calde del Pacifico e delle correnti di aria umida. Normalmente questi flussi procedono da est a ovest, ma quando arriva El Niño, il processo cambia direzione. Questo produce piogge torrenziali nelle regioni costiere del Perù e dell'Ecuador, mentre le acque calde vanno verso est, rialzando la temperatura di 3-4° C. Studiando questo fenomeno che si ripresenta all'incirca ogni 5 anni, gli scienziati hanno visto che, con il rialzo della temperatura, si sono avute epidemie di febbre gialla, di malaria e di
colera in zone dove normalmente la temperatura più bassa non consente all'infezione di trasmettersi.

Il fatto è che molte malattie infettive vengono trasmesse attraverso animali-vettori (zanzare, zecche, mosche, roditori). La capacità di riprodursi e di mordere di questi animali può variare a seconda della temperatura esterna. E anche i microrganismi responsabili di queste malattie possono riprodursi più facilmente a temperature più alte.
Le previsioni fatte dagli esperti dunque non sono rosee. Malattie come la malaria o la dengue, entrambe trasmesse da zanzare, potrebbero espandere il territorio su cui colpiscono, passando a latitudini e ad altitudini diverse da quelle dove ora si mantengono. In realtà il fenomeno è già cominciato: la dengue, una malattia che si manifesta con febbre, dolore alle ossa e alla testa e che nel 5% dei casi può portare alla morte, nel 1979 era presente in 9 paesi e oggi colpisce oltre 100 paesi. La stessa cosa potrebbe accadere per altre infezioni: dalle encefaliti alle malattie
trasmesse dalle zecche, dalla leptospirosi alla febbre gialla.

Che fare? L'Ipcc ricorda che una politica di prevenzione sanitaria, infrastrutture efficienti, istruzione e sviluppo sono le armi migliori per prepararci al mondo che verrà.

Tratto da L'Unità.it del 16 aprile 2007




 


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